Come sopravvivere alle feste

Come sopravvivere alle feste senza litigi e tensioni.

Stiamo per entrare nel periodo dell’anno che più mette a dura prova le nostre capacità relazionali. Indubbiamente le festività natalizie sono una gioia per i bambini, che vedranno materializzarsi i loro desideri sotto varie forme. Per gli adulti, invece, le cose non sono sempre così facili.

Molte sono le prove che devono affrontare, dettate dalle diverse circostanze che sono chiamati a vivere. E questo si rifletterà anche sulle dinamiche di coppia.

Secondo gli psicologi l’80% delle coppie è incompatibile con il Natale. I motivi di scontro sono tanti e tutto diventa più difficile anche perchè le aspettative sono alte e si vorrebbe che tutto fosse perfetto.

Come sopravvivere alle feste

L’anno scorso siamo andati dai tuoi, quindi quest’anno andremo dai miei”. “Quest’anno i miei ci vogliono assolutamente a pranzo a Natale perchè hanno prenotato una vacanza dal 26”. “Quest’anno è un anniversario speciale, perchè si riuniscono tutti i parenti e vengono da ogni parte d’Italia”.
Quante volte l’abbiamo sentito o detto?

Anche quest’anno dovremo organizzare visite ai parenti, cercando la quadratura del cerchio per non incrinare delicati rapporti sociali e affettivi.

Oggi più che mai, in una società in cui le occasioni sociali e affettive vengono sotituite da mezzi tecnologici come gruppi whatsapp e social, la riunione legate alle festività natalizie rappresenta un rito quasi obbligato al fine di preservare la coesione e il senso di appartenenza fra persone dello stesso albero genealogico.

Insomma questo, e altre scelte tipiche del periodo natalizio (quanto denaro destinare ai regali; quando mettere le decorazioni;: andar via qualche giorno o stare a casa; ecc) sono già impegnative per una relazione in cui tutto va a gonfie vele; ma quando una coppia sta già vivendo un periodo di crisi possono trasformarsi in una miccia per liti e rotture oppure essere vissute con un misto di sentimenti dall’indifferenza all’insofferenza.

Sensi di colpa o di vergogna; demotivazione sia nel pensare di fare sia di ricevere doni; senso di imbarazzo nei momenti di ritrovo. Non si riesce ad essere veramente noi stessi in momenti in cui la testa sta Come sopravvivere alle festepensando ad altro, a un’imminente separazione o a una crisi. La verità è che si vorrebbe essere altrove, a riflettere sulla nostra situazione, e il Natale diventa un problema tra i problemi.

Cosa fare allora? Quali possono essere le vie di fuga per godere dell’atmosfera e del valore di questo periodo di festa nel modo migliore?

Una buona idea potrebbe essere ritagliarsi uno spazio solo per la coppia, per tirare un pò il fiato e ritrovare la propria intimità. Non serve necessariamente andar via, basta saper dare la giusta attenzione anche ai piccoli gesti e momenti.

Prestare attenzione al linguaggio del corpo del partner, prendersi del tempo per una conversazione di qualità, essere emotivi, cioè cercare di lasciarsi permeare dalle emozioni che stiamo vivendo.

Quello che conta è il nostro personale momento che ci mette in contatto emozionalmente, per vivere le feste in modo che ci lascino e che restituiscano all’altro un ricordo vissuto. Un pensiero, un piatto particolare, un rito personalissimo di cui siamo in pochi a conoscere il significato, un momento sospeso durante una cena, un dono particolare.

Non ha importanza il valore esteriore dei gesti, ma ciò che significano per noi, per fissare all’interno della coppia un frammento di ricordo nella cometa emozionale del periodo.

Se riusciamo a non celarci dietro lo schema ripetitivo, fisso e rassicurante del Natale e a sorprendere il nostro partner con una novità saremo riusciti ancora a prenderci per mano, per continuare il nostro cammino insieme, senza farci sopraffare dalla tensione.

Surgelati

Surgelati: una passione salutare?

Verdure, patate, minestrone, ma anche pesce e pizza. I cibi sottozero, nonostante la crisi, continuano a piacere agli italiani.

L’identikit dei surgelati è variegato. Single, mamme che lavorano, giovani. C’è chi li sceglie per comodità, chi per togliersi lo sfizio di mangiare frutta e verdura fuori stagione, chi per risparmiare tempo.

Certo è indubbio che siano veloci. Ma saranno anche sani? E quali sono le regole per usarle al meglio, sia per quanto riguarda il sapore che la sicurezza?

Secondo alcune ricerche i cibi surgelati non sarebbero più poveri di sostanze nutritive, come in molti credono.
Pensiamo ad esempio alle verdure: l’industria le surgela appena raccolte e questo permette di ridurre al minimo la perdita di vitamine.
Quando viene raffreddato rapidamente a temperature inferiori a -18°C, fin nelle parti più interne, qualsiasi processo di deterioramento si arresta. Struttura, sapore, aroma e proprietà nutritive restano identici.

Surgelati

Conservazione

La durata di conservazione nel freezer dipende dalla temperatura di conservazione. A 18°C sotto zero l’alimento può essere conservato fino alla data di scadenza indicato sulla confezione; conservato a 12°C sotto zero entro un mese dall’acquisto; a 6°C sotto zero entro una settimana.

Per gli alimenti che compriamo freschi e poi surgeliamo a casa, invece, esistono dei tempi “ideali”, diversi da alimento a alimento; oltre i quali il prodotto surgelato perde il suo sapore e le sue caratteristiche organolettiche, restando tuttavia sicuro.

Scongelamento

Molti surgelati, in particolare le verdure, possono passare direttamente dal freezer alla padella. Mentre altri alimenti quali carne e pesce, prima di essere cucinati, devono essere lasciati scongelare in frigorifero o sotto un getto di acqua fredda dopo essere stati chiusi ermeticamente all’interno di un sacchetto di plastica; avendo particolare attenzione nell’evitare l’ingresso di acqua all’interno.

E’ molto importante che lo scongelamento non avvenga a temperatura ambiente perchè questo può favorire la profilerazione batterica.

Lo scopo di sgelare perfettamnete i cibi è assicurare che durante la cottura il cibo raggiunga in ogni sua parte la temperatura necessaria a uccidere i batteri dannosi.

Dopo che sono stati scongelati, dovrebbero essere cotti e mangiati in breve tempo. Questo perchè quando un alimento si scongela, la carica batterica presente in esso si “risveglia”.
La surgelazione infatti non elimina eventuali batteri e microbi, ma semplicemente li “iberna”.

Per lo stesso motivo è fondamentale che un alimento una volta scongelato non venga più ricongelato. Durante la fase a temperatura ambiente, infatti, i microrganismo si moltiplicano e aumentano così i rischi di contaminazione batterica al successivo decongelamento.

Ricongelamento

Ricongelare i cibi non è consigliabile sia dal punto di vista della sicurezza sia della qualità.
Oltre al rischio di contaminazione batterica, il passaggio dall’acqua allo stato solido, provocando un aumento di volume, fa rompere la parete delle cellule; quindi un doppio congelamento implicherebbe un doppio shock cellulare.

Il discorso cambia per i cibi che sono stati cucinati con l’utilizzo di uno o più alimenti precedentemente surgelati. Questi possono eventualmente essere ricongelati poichè la cottura elimina i batteri che si siano già risvegliati durante lo scongelamento. Per fare un esempio se compriamo della carne macinata, la conserviamo in freezer e poi la utilizziamo per preparare il ragù, possiamo congelare il sugo pronto senza rischi. Ovviamente, però, tutti passaggi devono essere fatti nel più breve tempo possibile.

Collant di tendenza

Collant di tendenza: per tutti gli stili!

A tinta unita, sottili o 100 denari, coprenti… collant a rete, a pois, in pizzo o ricamati… Insomma la moda dei collant di quest’anno accontenta proprie tutte!

I collant coprenti, scuri e a tinta unita detengono il primato indiscusso in fatto di passepartout giornaliero. E restano una certezza inconfutabile per affrontare il grande freddo da mattina a sera.

Ma per il 2019-2020 sulle passerelle ne abbiamo visti di tutti i colori. Come quelle con il logo. Da Fendi (con le più recenti e meno riconoscibili F intrecciate) a Calzedonia, passando per Gucci e Burberry. Certo saranno contente tutte coloro che adorano esporre i marchi e griffe su ciò che indossano… compreso biancherie e collant!

Collant di tendenza

Le tendenze più forti di stagione vedono poi un ritorno dei collant coprenti, coprentissimi, 100 denari (e oltre). Neri certo (come da Balmain) ma soprattutto coloratissimi, in tonalità brillanti e vivide che vanno dal turchese allo zafferano (Burberry) ai vibranti toni fluo (vedi il fucsia di Christian Cowan).

Per dare un tocco di brio troverete le calze a pois; mentre se volete rimanere sul romantic chic non potete perdervi quelle in pizzo. E addio alla monotonia.

Collant di tendenzaCollant di tendenza

Infine, potete osare con collant fantasia, floreali o geometrici. Come quelli di di Anna Sui; oppure Versace.  O i collant a losanghe colorate di Benetton. O calze scintillanti e animalier per serate speciali.

Collant di tendenza  collant a losanghe colorate di BenettonCollant di tendenza

collant di tendenza collant di tendenza

Collant di tendenza

Mali di stagione

Mali di stagione e vitamina C.

Pensare di affrontare una stagione invernale senza beccarsi almeno un raffreddore è senza dubbio un’utopia. Curare i sintomi influenzali non è certamente complicato, ma poter prevenirli è ancora meglio e per questo basta fare ricorso al vaccino.

Attualmente l’unico trattamento specifico che il nostro medico ci può offrire per influenza e raffreddore è quello mirato a ridurre i sintomi quali mal di gola; naso gocciolante o intasato; tosse; starnuti e insonnia.

Non si danno quasi mai consigli relativi alla dieta, semplicemente perchè non esistono sufficienti prove scientifiche del fatto che quello che mangiamo abbia molto effetto sulla malattia, una volta che il virus ci ha fatto ammalare.

Un’eccezione a questa evidenza riguarda l’aumento di assunzione di vitamina C. Anche se si tratta di ricerche solo preliminari, i risultati dimostrerebbero qualche beneficio nei pazienti a cui vengono somministrate, non appena compaiono i sintomi influenzali, alte dosi di vitamina C.

E’ stato osservato che in alcune persone l’assunzione di 500-1000 mg di vitamina C al giorno contribuisce a diminuire l’entità e la durata di un raffreddore.

I ricercatori ipotizzano che questi effetti siano dovuti al fatto che la vitamina C nel sangue aumenterebbe i livelli di interferone, proteggendo in questo modo le cellule degli attacchi dei virus.

Mali di stagione e vitamina CL’assunzione di vitamina C può essere facilmente aumentata attraverso il consumo di alcuni cibi e bevande.

Tra cui:
agrumi, interi o spremuti; kiwi; patate dolci; peperoni; ribes nero; vegetali a foglia verde scura.

Bisogna inoltre considerare gli integratori di vitamina C.

Non sono soltanto le vitamine e i minerali ad avere un ruolo potenzialmente protettivo nei confronti delle infenzioni.
Da tempo si vantano i benefici dell’aglio, che avrebbe effetti antivirali probabilmente dovuti ad un suo costituente naturale.

Anche gli estratti di echinacea ( il fiordaliso viola), in gocce o in forma di caramelle,sono apprezzati per le proprietà antivirali.

Altre piante e spezie che alleviano i sintomi del raffreddore sono le cipolle, che avrebbero attività decongestionante; il peperoncino, stimola la sudorazione; il basilico, sembra allevi il mal di testa; il garofano e lo zenzero, avrebbero un’azione espettorante.

Ma prima di quanto indicato sopra va ricordato il vecchio consiglio della mamma: “copriti bene prima di uscire”!

SOS Couperose

SOS Couperose, se trascurato può portare alla rosacea.

L’inverno è uno dei momenti peggiori per questo disturbo della pelle che, se trascurato, può portare alla rosacea.

Inestetismo della pelle frequente soprattutto nelle donne e nelle persone con cute chiara e sottile, la couperose si manifesta inizialmente con fenomeni transitori. Come flushing (arrossamento improvviso); associati a una forte sensazione di calore e bruciore.
In seguito, però, i sintomi (arrossamento più o meno intenso localizzato soprattutto a guance, zigomi, naso e mento) tendono a cronicizzarsi. Fino ad arrivare all’acne rosacea, vera e propria patologia caratterizzata da papule, pustole e teleangectasie (capillari evidenti) diffuse.

Per questo è importante non sottovalutare il problema, anche per l’impatto che può avere anche a livello psicologico.

Dovuta a fragilità capillare e a un’anomala microvasodilatazione dei piccoli vasi sanguigni, la couperose peggiora in inverno. Interessando prevalentemente il volto, che è particolarmente esposto agli agenti atmosferici, la presenza di freddo e vento alternata al sole favorisce l’infiammazione cutanea accentuando i fenomeni di microvasodilatazione.

Cause

Le cause sono molteplici:

  • predisposizione genetica
  • disfunzioni ormonali
  • uso frequente e prolungato di cortisonici
  • esposizione ai raggi UV
  • sbalzi termici
  • umidità e vento.

Tutti questi fattori, infatti, accentuano l’infiammazione della cute con conseguente aumento della vasodilatazione.

Tra le persone più colpite ci sono, ad esempio, contadini, cuochi etc. Proprio per le continue variazioni termiche a cui sono sottoposti.

Esistono, inoltre, fattori scatenanti quali l’uso di sostanze alcoliche, cibi ricchi di spezie, stress emotivi che portano ad un aumento di istamina, sostanza che ha azione vasodilatatrice.

Per prevenire e limitare il disturbo, le persone predisposte dovrebbero evitare i fattori scatenanti. Alcol, freddo, variazioni termiche repentine, bafgni caldi, saune ed esposizioni solari prolungate.

Terapia

Il trattamento in fase iniziale è costituito dall’uso quotidiano di creme lenitive con fattore di protezione solare.
Quando la sintomatologia diventa persistente si ricorre all’uso di farmaci topici.
Nella forma avanzata (acne rosacea) si prediligono farmaci in forma di gel o pomata da mettere sulla pelle, con azione antimicrobica e antinfiammatoria.

Fonte: Bergamo Salute
Photo credit: balancebeautytime.com/
A cura della DOTT.SSA GRAZIA MANFREDI
Specialista in Dermatologia a Bergamo

Birra biologica per il recupero post allenamento

Birra biologica per il recupero post allenamento: è ormai trend.

Un’usanza molto diffusa tra i giovani sportivi nei paesi occidentali è quella relativa al consumo di birra in seguito ad una sessione di esercizio fisico. In molti sono convinti che la bevanda sia in grado di restituire alcune importanti sostanze perse durante l’attività fisica. Tanto da diventare un vero e proprio trend per il recupero post allenamento. Per cui sempre più sportivi sistematicamente ne bevono una o due dopo l’attività fisica.

Ma le cose stanno davvero così? Birra biologica per il recupero post allenamento

La birra contiene importanti nutrienti come: carboidrati, elettroliti, vitamine e antiossidanti; e sceglierla biologica dovrebbe scongiurare il rischio di assumere residui di pesticidi e/o fertilizzanti chimici di sintesi; garantendo inoltre un impatto ambientale ridotto. Dunque, contribuirebbe alla reintegrazione dei carboidrati spesi durante l’attività fisica precedente.

Inoltre, la maggior parte degli sport drink commerciali è caratterizzata dalla presenza di zuccheri in eccesso, additivi chimici, coloranti artificiali e conservanti; mentre la birra, in quantità moderate, rappresenta una bevanda più ‘naturale’ e meno processata.

Tuttavia vi sono dei lati oscuri che gli scienziati hanno cercato di illuminare. La birra biologica post allenamento, per quanto ricca di sostanze benefiche, contiene anche una certa componente di alcol che in nessun caso ha effetti positivi sull’organismo. Nello specifico: ostacolando l’idratazione e creando uno stato ulteriore di stress all’organismo dovuto all’impiego di nutrienti e vitamine utilizzati per metabolizzare l’alcol.

E’ quindi consigliabile scegliere quelle con un basso contenuto di alcol, senza mai eccedere; o analcoliche del tutto, in quanto, appunto, l’alcol tende a disidratare l’organismo e a rallentare il recupero muscolare. Inoltre per un recupero muscolare ottimale c’è altresì da tenere presente come la birra di per sé non sia sufficiente; in quanto dovrebbe essere accompagnata da proteine e sali minerali per riequilibrare il bilancio elettrolitico.

Allora ogni tanto dopo l’allenamento una birra, a basso tenore alcolico, può essere anche consumata. L’importante è non eccedere nelle quantità, per non scatenarne gli effetti deleteri associati all’alcol.

L’industria degli alcolici da qualche anno sta cercando di avvicinarsi al mondo del fitness e del benessere con delle proposte che risultino accattivanti per gli sportivi. Anche da questo deriva la birra biologica per il post allenamento. Un’abitudine a cui però dare la giusta attenzione, limitandosi a un consumo sempre moderato.

Birra biologica per il recupero post allenamento

App per dimagrire

App per dimagrire: quali rischi.

Le app per perdere peso sono sempre più “scaricate” e utilizzate. Si parla di numeri intorno a un 1.000.000 di download per le più gettonate. Un fenomeno in crescita anche in Italia, soprattutto tra i giovani, che però preoccupa i dietisti.

A mettere sotto esame le app per dimagrire, in particolare, è stato un team di scienziati dal National Nutrition Institute di Hyderabad, in India. L’obiettivo dello studio era quello di verificare la correttezza e l’efficacia di quanto suggerito dalle applicazioni e valutarne così l’affidabilità.

Sono state oggetto di analisi le prime 20 app per dimagrire proposte da Google Play, in lingua inglese e gratuite. E per 8 settimane sono state utilizzate da un gruppo di individui volontari per lo studio. I soggetti, dunque, dovevano attenersi a quanto indicato e consigliato dalle app, tenendo nota degli alimenti consumati e dell’attività fisica svolta.

Ogni applicazione poi è stata valutata utilizzando una scala su 55 punti che prendeva in considerazione diverse variabili riguardanti la qualità delle informazioni fornite.

I risultati non sono stati “molto” rassicuranti.App per dimagrire

Infatti, praticamente la totalità dei partecipanti all’esperimento non ha riscontrato diminuizioni di peso nell’arco delle 8 settimane di test. È stato evidenziato invece un leggero aumento dell’attività fisica, probabilmente motivata dall’utilizzo del contapassi spesso proposto. Le informazioni fornite su calorie e porzioni, a detta dei partecipanti, spesso risultavano confusionarie e incoerenti. La valutazione sulla scala a 55 punti, invece, ha messo in luce una situazione ancora più preoccupante; con ben 13 delle 20 app per dimagrire con un punteggio inferiore al 70%.

Quanto emerge dallo studio è una scarsa affidabilità della maggioranza delle app per dimagrire; almeno statisticamente in base al campione considerato. Detto questo, sarebbe consigliabile in ogni caso affidarsi a un professionista certificato nel caso si decida di intraprendere un percorso dimagrante.

Le app per perdere peso, infatti, non hanno la possibilità di applicare tecnologie che un Nutrizionista tipicamente offre con le sue visite. Quali l’impedenzometria; la plicometria e la misurazione di altri parametri antropometrici come la circonferenza del polso; caviglia; coscia; e decidere quali e quanto spesso misurare i parametri del paziente. Inoltre, le app in rete non tengono in considerazione gli esami del sangue da eseguire prima di iniziare una terapia alimentare personalizzata.

Se proprio volete usare una app per la dieta, seguite i consigli riportati da “Altro Consumo”:

  • Scegliete solo app che abbiano una supervisione da parte di organismi scientifici o enti istituzionali riconosciuti;
  • Diffidate dalle app che propongono il dimagrimento rapido; tipo “3 chili in 3 giorni”. In genere, non si dovrebbe perdere più di un chilo a settimana;
  • Non scaricate app che propongono diete basate solo su alcuni alimenti;
  • State alla larga dalle app pensate solo per vendere integratori;
  • Le app devono sempre essere utilizzate in affiancamento alla consulenza di uno specialista. Controllate che sulla app sia indicata questa avvertenza.

Cipolla rossa

Cipolla rossa, un’arma naturale contro il cancro.

La cipolla con quel suo sapore dolce-piccante, è un alimento alleato del benessere. Cruda o cotta è indispensabile nella nostra dieta quotidiana per vivere in salute.

Parliamo di un ortaggio leggerissimo (20 calorie per 100 grammi) perfetto per la linea. Il colore rosso della parte esterna è dato dalla presenza di antocianine, potenti antiossidanti, che danno a tali cipolle molte proprietà benefiche soprattutto se consumate crude.

Inoltre, aiuta a ridurre i livelli di colesterolo cattivo; contiene vitamina C; ferro; vitamina E; selenio; iodio; zinco e magnesio. Ha proprietà antinfluenzale, antiemorragica, tonificante per vene e arterie. È famosa per il suo potere diuretico e depurativo.Cipolla rossa

Ma può anche rappresentare una potente arma contro il cancro. È quanto emerge da una recente ricerca effettuata dalla canadese Università di Guelph e pubblicata sulla rivista scientifica Food Research International. Secondo lo studio, sarebbero efficaci nella lotta contro le cellule cancerogene del tumore al colon e di quello al seno.

La ricerca ha preso in considerazione cinque diversi tipi di cipolle che crescevano in Ontario, scoprendo che la varietà rossa chiamata Ruby ring onion è la più efficace contro questi tipi di tumore.

La fase sperimentale della ricerca è stata condotta ponendo a contatto diretto cellule malate (provenienti da tratti di colon umano) con estratto di quercetina derivato dai 5 tipi di cipolle testate; il prossimo passo sarà indirizzare la sperimentazione direttamente sull’uomo.

L’azione antitumorale di questa cipolla, secondo gli studiosi, sarebbe dovuta all’alto contenuto di quercetina. Un tipo di flavonoide che ha potere antiossidante. Ma anche di antociani, una classe di pigmenti che danno alla cipolla il suo tipico colore rosso.

Le cipolle rosse avrebbero il potere di uccidere le cellule tumorali; esse attiverebbero, infatti, percorsi che stimolano queste cellule ad autodistruggersi. Creano un ambiente sfavorevole per le cellule tumorali e ostacolano la comunicazione tra le stesse; impedendone così la crescita.

Insomma, un motivo in più per mangiarla. Che sia cruda o cotta infatti fa bene.

Floating Workout®

Floating Workout®: fluttuando nello spazio.

I programmi di allenamento che rientrano nella multiforme famiglia functional sono veramente numerosi.

Il Floating Workout®, però, si differenzia però notevolmente. Rispetto alle altre tipologie di allenamento in sospensione, basate sull’impiego di cinghie e cavi, nel Floating i movimenti sono molto fluidi ed “eleganti”; sembra che gli atleti impegnati in questa disciplina stiano compiendo una danza, una fluttuazione lenta e densa di significato.

Visitando il sito ufficiale del Floating Workout® (www.floatingworkout.it) si scopre che questo metodo di allenamento è nato per rispondere a un’esigenza: migliorare il potenziale degli atleti e ottenere il miglior risultato dal loro impegno.
Per raggiungere questo obiettivo si ricorre a una struttura funzionale; composta da numerosi attrezzi e accessori da usare singolarmente o in maniera solidale. Cinghie, maniglie, bastoni, cavigliere, trapezi, amache ecc. concorrono a costruire un allenamento personalizzato, tagliato su misura per il singolo sportivo.

Un’altra caratteristica è la sua versatilità e adattabilità a discipline tradizionali quali il Pilates, lo Yoga e il Condizionamento muscolare.

Fondamentalmente l’attrezzo sviluppa tre protocolli di allenamento: Conditioning workout, Pilates workout e Yoga workout.

Si compone da un dal dispositivo rotante Tau-power, sulla cui ruota in teflon scorre la cinghia madre regolabile in altezza; a quest’ultima possono essere agganciate le cinghie con anelli e/o, a seconda della disciplina che si intende svolgere, maniglie, cavigliere, estensori, bastone pilates, amaca Yoga ecc.

L’obiettivo primario del Floating Workout è di offrire con un solo attrezzo opportunità di allenamento infinite e alla portata di tutti: da entusiasmanti Group training al Personal training per chi richiede un allenamento individuale; dall’Atletic training per sportivi esigenti che necessitano di una preparazione atletica specifica, alla Rieducazione post-traumatica.

Floating Workout®In genere gli esercizi vengono svolti lasciando a gambe e braccia la possibilità di muoversi liberamente e al corpo di interagire mediando sforzo e resistenza.

FLOATING CONDITIONING. Si tratta di un total body training che stimola ogni muscolo del corpo allenando simultaneamente la forza, la flessibilità l’equilibrio, la stabilità del tronco e il sistema cardiocircolatorio. È un metodo di allenamento finalizzato al potenziamento della forza e resistenza muscolare.

FLOATING YOGA. E’ una rielaborazione dei concetti canonici dello Yoga. Ci si avvale di tessuti applicati al sistema di cinghie che richiedono al corpo dell’atleta una continua ricerca di equilibrio. L’obiettivo dell’attività è raggiungere forza e coordinazione.

FLOATING PILATES. E’ un programma di esercizi basato sulla tecnica del Pilates ed eseguito grazie all’ausilio del sistema di cinghie che permette di eseguire i movimenti classici del metodo Pilates. Concepita per essere praticata da atleti desiderosi di migliorare il proprio potenziale fisico, e in questo modo creare di avvicinare il più possibile il top della condizione.

Atleti vegetariani

Atleti vegetariani in crescita, ma attenzione alle carenze.

Le ricerche in questo settore sono concordi nel sottolineare che una alimentazione vegetariana o vegana non è incompatibile con una attività sportiva anche agonistica. Ciò che preme sottolineare è però l’importanza di essere attenti al rischio ‘carenze’.

L’American Dietetic Association sostiene che le diete vegetariane e vegane, se ben pianificate, possono essere seguite in tutte le fasi della crescita senza provocare scompensi o disfunzioni e non influiscono negativamente sulla prestazione sportiva.

Gli studi effettuati su individui adulti vegetariani o vegani hanno evidenziato che l’assunzione di proteine è uguale o leggermente inferiore a quella dei non vegetariani. I fabbisogni nutrizionali sono garantiti se la dieta è varia e comprende legumi, semi oleosi e frutta secca a guscio. Le uova e i latticini sono ricchi di proteine, perciò i vegetariani non hanno problemi; mentre per i vegani ci sono alimenti di origine vegetale ricchi di proteine, come per esempio la frutta secca, i legumi, i semi e la quinoa, che, se consumati in adeguate quantità, coprono il fabbisogno.

“L’Academy of Nutrition and Dietetics raccomanda di aumentare l’introito del 10% rispetto ai fabbisogni indicati per gli atleti non vegani; in ragione del maggior contenuto in fibre di una dieta 100% vegetale. Questa raccomandazione si traduce in un fabbisogno raccomandato che varia tra 1,4 g/kg/die e 2 g/kg/die di proteine; (contro 1 g/kg/die valido per chi non pratica attività sportiva)”. “Alcuni cereali hanno una carenza di lisina e triptofano; mentre i legumi ne sono ricchi ma sono carenti in metionina. Ecco come associando i due alimenti si sfrutta il concetto della complementarietà aminoacidica per il raggiungimento dell’equilibrio. Per quello che riguarda la soia, le sue proteine sono tra quelle con il più alto valore biologico. È però meglio non abusarne, soprattutto per l’atleta maschio; perché contengono estrogeni di origine vegetale che possono interferire con i livelli di testosterone”.

Atleti vegetariani in crescita, ma attenzione alle carenze.

Quali carenze?

Carenza di idratazione.
“L’acqua da molti non viene considerata un nutriente, perché apporta zero calorie. In realtà è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo ed anche una modesta disidratazione può avere ripercussioni pesanti sull’efficienza fisica. Lla perdita di solo il 2% di idratazione può causare una diminuzione della performance sportiva del 20%”.

Carenza di calcio.
E’ credenza comune che se non si consumano latticini si vada incontro a una carenza di calcio, ma questo non è assolutamente vero. Studi su vegani Canadesi hanno dimostrato un consumo di solo 578 mg al giorno comparato con i 950 mg giornalieri degli onnivori e gli 875 mg dei latto-ovo-vegetariani. Il calcio si trova in alcuni tipi di acqua; nelle verdure a foglia verde (broccoli, lattuga, bieta, spinaci e rucola, che tra l’altro, essendo povere di ossalati, forniscono una fonte di calcio particolarmente biodisponibile); nei legumi; nelle mandorle.

Carenza di ferro.
Il ferro è molto importante per gli sportivi che praticano sport di endurance; mentre l’attività agonistica di durata ne favorisce la perdita. Il ferro è presente non solo nella carne, ma anche nei cereali e nei legumi; il problema è che, in questi ultimi, è meno biodisponibile in quanto è sotto forma inorganica.
“Il ferro inorganico viene assorbito meglio quando è allo stato ferroso; è bene associarlo a cibi ricchi di antiossidanti, come la vitamina C, che ne aumentano l’assorbimento. Mentre i tannini e i fitati ne limitano l’assorbimento . Quindi, teoricamente, per un vegetariano è molto difficile raggiungere la quota di ferro necessaria solo con l’alimentazione. Anche se non c’è evidenza di una maggior incidenza di anemia sideropenica nelle popolazioni vegetariane, può esserci una carenza funzionale, soprattutto negli atleti di endurance o nelle atlete donne che deve essere supplementata con integratori.

Carenza di zinco .
Il quantitativo di zinco assunto nelle diete vegetariane è più o meno sovrapponibile a quello delle diete onnivore; ma il problema è che in molti alimenti di origine vegetale sono presenti degli inibitori dell’assorbimento, quali i fitati, che ne diminuiscono la biodisponibilità. Quindi una eventuale integrazione potrebbe essere indicata.

Carenza di vitamina B12.
La vitamina B12 è fondamentale per la produzione delle cellule del sangue, la sintesi del DNA e per il metabolismo di proteine, grassi e carboidrati. La vitamina B12 è presente solo negli alimenti di origine animale e, nonostante possa essere sintetizzata a livello epatico, un suo deficit nutrizionale, come nel caso di un’alimentazione vegetariana anche con latte e uova, alla lunga porta ad una carenza.

Carenza di LC-PUFA (Long Chain PolyunsaturedFattyAcids = acidi grassi a catena lunga).
Se è vero che gli Omega-3 sono presenti in quantità anche negli alimenti di origine vegetale quali noci, semi di lino, zucca, canapa, chia ecc., è altrettanto vero che il meccanismo di conversione dell’acido alfa linolenico (acido grasso polinsaturo a catena corta, capostipite della famiglia degli omega 3) in EPA e DHA (acidi grassi polinsaturi a catena lunga) può essere rallentato, soprattutto negli over 50.
Un’integrazione diretta di questi omega-3 (EPA e DHA) può essere opportuna per compensare le capacità antinfiammatorie e immunomodulatrici; fondamentali soprattutto per gli atleti sottoposti ad allenamenti intensi, che provocano infiammazione e deprimono il sistema immunitario.

Carenza di iodio.
Chi segue un’alimentazione vegetariana può facilmente consumare quantità di alimenti, quali brassicacee (cavoli-broccoli-verza); cipolle; noci; che limitano l’assorbimento dello iodio. È senz’altro molto utile, per ovviare a questa carenza, l’uso di sale iodato.

Carenza di vitamina D.
Un’altra carenza molto frequente nei vegetariani (e non solo) è quella di vitamina D; prodotta soprattutto durante l’esposizione del corpo al sole e per il 20% da alimenti come salmone e sgombro e nelle uova, escluse dalle diete vegane. Importante per il metabolismo osseo e per la regolazione del metabolismo del glucosio, favorisce la sintesi del testosterone e i suoi livelli sono direttamente proporzionali ai livelli di ferro; tanto che questo potrebbe essere uno dei motivi per cui la quasi totalità dei record in atletica si ottiene in estate, quando c’è una maggior esposizione solare.

Fonte: INSALUTENEWS.IT