Mandarini cinesi, gocce dorate per anticorpi forti

Hanno il colore delle prime arance, le dimensioni di grossi acini d’uva e a dicembre maturano come piccole lanterne accese tra le foglie sempreverdi del Citrus japonica: sono i mandarini cinesi, conosciuti anche come mandarini d’oro o kumquat.

kumquat

La loro patria d’origine è proprio la Cina meridionale. I kumquat non si tagliano e non si sbucciano: si mangiano tutti interi, perché la polpa è fusa con la buccia. La prima impressione acidula del succo si mitiga quando i denti incontrano le note dolci e aromatiche della buccia tenera, che equipaggia il frutto di antiossidanti e oli essenziali digestivi. Tanta vitamina C, poche calorie Come tutti gli agrumi, i kumquat apportano vitamina C (più di 43 mg per etto), che sostiene il sistema immunitario e, grazie all’azione antiossidante, contrasta i danni dell’eccesso di radicali liberi.

L’azione antiossidante è potenziata dalla quota di vitamina A (290 UI in 100 g), mentre l’effetto rinvigorente è merito anche di calcio, manganese, magnesio, potassio e zinco. Nella buccia commestibile trovi flavonoidi, fitosteroli e oli essenziali antiage e antinfiammatori. La presenza di acqua e fibre, poi, rende il kumquat saziante e ideale per chi deve perdere qualche chilo. Cinque kumquat apportano circa 70 calorie.

I FRUTTI MIGLIORI SONO UNIFORMI

I kumquat più buoni hanno la scorza completamente arancione (se è verde sono acerbi, se è biancastra e traslucida sono troppo maturi) e integra. Le varietà più diffuse sono la margarita, la più antica e con polpa acidula, e la japonica, simile ad arance in miniatura.

CIBO & STORIA In Oriente è la pianta della buona fortuna

In Cina, dove sono coltivati da oltre un millennio, i kumquat sono i frutti “della buona fortuna dorata”. Quest’albero è arrivato in Europa nell’Ottocento grazie all’esploratore Robert Fortune che diede il nome al genere della pianta (Fortunella). Oggi il mandarino cinese è invece classificato sotto il genere Citrus, lo stesso degli agrumi

Genitori in costante pattugliamento

Un futuro incerto che fa paura

Da dove nasce questa genitorialità ossessiva e molto ingombrante per i ragazzi che la subiscono? La prima motivazione che gli esperti offrono è il delicato momento storico che stiamo vivendo.

«I genitori elicottero reagiscono alla complessità dello scenario presente e all’incertezza di quello futuro, proiettando le proprie ansie sui figli. Ma non fanno altro che peggiorare la situazione perché così indeboliscono le capacità di reazione e adattamento dei ragazzi», dice il sociologo Francesco Morace.

educazione dei genitori

Secondo capo d’accusa, la famiglia e la sua trasformazione. «Le relazioni matrimoniali spesso non durano per sempre», ricorda la psicoanalista Silvia Corbella, «mentre quella con i figli sì». In questa prospettiva l’investimento dei genitori sulla prole è fortissimo. Aggiungiamo che, a differenza delle famiglie numerose di una volta, oggi i figli sono spesso unici (massimo due) e vengono concepiti in età più avanzata di quanto non accadesse in passato. La necessità, a volte, di dovere ricorrere alla procreazione assistita li rende ancora più preziosi. Senza dimenticare che i neogenitori quarantenni spesso non dispongono di nonni pronti a sostenerli nella gestione dei figli. Anche questo centralismo genitoriale può indurre a un controllo eccessivo».

Momento economicamente insicuro e figli unici idolatrati, ma aggiungiamo anche un’altra caratteristica che “sociolocalizza” i genitori con le pale, come spiega la psicopedagogista Elena Urso. «Il pattugliamento con elicottero ha bisogno di tempo. Per questo è più frequente nelle famiglie con un reddito medio-alto e con uno dei genitori che non lavora, libero quindi di dedicare tempo ed energie alla supervisione parentale». Un’ingerenza debordante che sembra non terminare mai, al punto che in molti Atenei del nostro Paese si sono istituiti gli Open Day per genitori. Come all’Università Bicocca di Milano cheorganizza un appuntamento annuale rivolto a mamme e papà con lo scopo, citiamo: “di riflettere insieme su come accompagnare le scelte di studio dei propri figli”.

Possiamo ipotizzare un 25%. Secondo, infatti, un’indagine della Varkey Foundation noi italiani siamo quelli che in tutt’Europa passano il maggior numero di ore settimanali ad aiutare i figli con i compiti: 7 ore e più per almeno il 25% delle famiglie.

Ma gli esiti di questo iper accudimento sono disastrosi, anche perché” è con le migliori intenzioni, che si ottengono i peggiori risultati”, come diceva Oscar Wilde. Basta soppesare i risultati di una ricerca dello
scorso anno (Helicopter Parenting May Negatively Affect Children’s Emotional Well-Being, Behavior dell’Associazione Americana degli Psicologi) che ha monitorato più di 400 bambini, dai 2 ai 10 anni, confermando che i figli di genitori iperprotettivi crescono più emotivi, meno autonomi e, udite udite, con maggior problemi a scuola.

Due ricette che donano leggerezza

Rupulisce tutti gli organi della digestione

Mix invernale con radicchio, melagrana e noci

Tempo di preparazione 15’
Ingredienti per 4 persone

• 1 cespo di radicchio e 250 g di rucola
• 2 pere e mezza tazza di chicchi di melagrana
• 50 g di noci tritate e 1 spicchio d’aglio
• 60 g di formaggio di capra a pezzetti
• 2 cucchiai di aceto balsamico
• 2 cucchiaini di succo di limone fresco
• Senape di Digione, sale e pepe
• 2 cucchiai di olio di noce e 2 di olio di oliva

Preparazione

1. In una piccola ciotola, prepara il condimento emulsionando l’aceto balsamico, il succo di limone, un cucchiaino di senape di Digione, l’olio di noce, l’olio d’oliva e l’aglio tritato. Aggiusta di sale e pepe e metti da parte.
2. Pulisci il radicchio, lavalo, scolalo, e taglialo a striscioline. Mettilo in una ciotola di portata e aggiungi la rucola, le pere, le noci e i chicchi di melagrana. Versa la vinaigrette e condisci amalgamando bene.
3. Completa l’insalata con il formaggio di capra sbriciolato e servi.

Risotto integrale con radicchio e melagrana

Tempo di preparazione 30’
Ingredienti per 4 persone

• 360 g di riso integrale
• 1 cespo di radicchio, affettato  nemente
• 1 scalogno
• 1 porro piccolo
• 1 litro di brodo vegetale precedentemente
preparato in casa e tenuto da parte
• Una melagrana sgranata
• Sale marino integrale
• Pepe nero
• Olio extravergine

Preparazione

1. Frulla i chicchi di una melagrana (lasciane da parte 2 cucchiai). Filtra il succo ottenuto e conservalo.
2. Cuoci il riso in acqua salata. Toglilo dal fuoco 10 minuti prima del previsto. Prima di scolare, preleva un cucchiaio di acqua e due di riso e frullali. Poi scola.
3. In una padella con poco olio lascia imbiondire porro e scalogno affettati. Aggiungi il radicchio. Lascialo stufare, aggiungi il riso e dopo poco copri con il brodo vegetale. Cuoci per 5 minuti. Aggiungi il succo di melagrana e, dopo altri 5 minuti, incorpora la cremina di riso precedentemente ottenuta. Mescola e servi con il pepe e i chicchi di melagrana interi.

Ecco come puoi raggiungere (bene) i tuoi obiettivi

Ti è mai capitato di avere una meta da raggiungere, ma non sapere da dove partire?

come puoi raggiungere (bene) i tuoi obiettivi

Magari, proprio questa difficoltà ti blocca e ti porta a rimandare o, peggio, a ridimensionare i tuoi sogni, i tuoi obiettivi e la tua vita futura.

Per scalare una montagna, così come una scalinata, occorre sempre fare un primo passo, salire un primo gradino. Il più dell’impresa è partire…

Le resistenze iniziali

Piccolo problema: spesso quel primo passo, seppur piccolo, non sappiamo quale sia, è ignoto, oscuro. Quindi, equivale a una montagna, all’intera scalinata! Anche perché ci si mette di mezzo il cervello (quello rettiliano, il più antico) che, tarato com’è per allontanarci da dolore, fatica e insicurezza, di fronte a un percorso vago e impervio, si oppone con tutte le sue forze a iniziare questo cammino. E, grazie anche alla collaborazione con la ragione e la logica, trova scuse efficacissime di autosabotaggio.

Dalla vetta alla base

Perciò, cosa si può fare per trovare lo sprint iniziale? Si parte dalla fine, come fanno tutti i migliori scalatori. Non è un controsenso: per sapere qual è il primo passo da compiere, bisogna percorrere mentalmente a ritroso (dalla vetta fino a valle) gli step intermedi da attraversare. Il vantaggio di questa visualizzazione è scientifico: così s’attiva la parte destra del cervello, quella adibita alla creatività, che ti aiuta a immaginare lo scenario desiderato (la vetta) e le azioni per raggiungerlo. Questo serve anche per “scavalcare” le resistenze dell’emisfero sinistro del cervello, più realista e razionale che invece attiva l’allarme “pericolo” e blocca ogni sforzo per arrivare alla meta.

4 passi del successo

1. Definisci il tuo obiettivo o desiderio (cosa, quando, dove, come e perché vuoi raggiungerlo).
2. Immagina quali indicatori ti fanno capire che il traguardo è stato raggiunto e scrivili a mano su un foglio.
3. Annota su un altro foglio, cosa potresti dire, fare o pensare volontariamente per fallire nel raggiungimento della tua finalità.
4. Metti su un ultimo foglio, l’obiettivo in cima e, poi, cosa c’è prima della meta. Così, di step in step fino a all’individuazione del primo passo da fare verso il tuo sogno.

Con il peperoncino la tua dieta diventa antiage

È il re incontrastato della tradizione gastronomica di Centro e Sud America e, dopo il viaggio di Cristoforo Colombo del 1492, anche dell’Europa meridionale. La Calabria ne ha fatto addirittura una bandiera della propria cucina, oltre che una metafora dell’indole dei propri abitanti. Parliamo ovviamente del peperoncino: scientificamente è classificato come Capsicum, pianta della famiglia delle Solanacee il cui nome deriva dal latino capsa (scatola).

peperoncino

Un cibo davvero intelligente

La capsaicina del peperoncino, oltre ad essere responsabile del sapore piccante, è la chiave di volta delle straordinarie virtù dell’alimento: è vasodilatatrice, antitumorale, analgesica, stimolante, digestiva, antibatterica e soprattutto antiossidante. L’effetto antiage (a cui contribuiscono le vitamine C ed E) è tanto potente da aver fatto sì che il peperoncino, insieme a pochi altri cibi, fosse incoronato dalla ricerca scientifica come “smartfood”, alimento intelligente che favorisce la longevità. Per dare una marcia in più alla tua dieta, aggiungi un pizzico di questa spezia ai piatti. Se ami molto il piccante, puoi concederti dosi più generose, sempre senza esagerare per non irritare l’apparato digerente. La spezia è da evitare in caso di gastrite, reflusso, ulcera, cistite, epatite ed emorroidi.

È MEGLIO FRESCO INTERO O IN POLVERE? QUELLO ESSICCATO È PIÙ CONCENTRATO

Se si vuole conservare l’effetto della vitamina C, è meglio mangiare il peperoncino fresco e crudo. Se invece si vuole ottenere il massimo dalla capsaicina antiossidante, è bene scegliere quello essiccato: è un vero concentrato di questa molecola! La capsaicina infatti non è contenuta solo nei semi, ma in tutto il baccello e in quantità particolare nella membrana interna bianca a cui sono attaccati i semi.

SFRUTTA QUESTE 3 PROPRIETÀ – Ti fa vivere meglio e più a lungo

  • Protegge il Dna e riduce il rischio di tumori
    Il peperoncino deve la sua azione benefica e antiage prima di tutto alla capsaicina (che è presente in misura minore anche nei peperoni). Questa molecola antiossidante, secondo gli studi, riesce anche a ostacolare la sintesi proteica delle cellule tumorali e la degenerazione del Dna cellulare, oltre a interferire nella trascrizione cellulare delle cellule cancerose.
  • Rallenta la degenerazione cellulare
    Il peperoncino fresco è ricchissimo di vitamina C (229 mg ogni 100 grammi), un efficace antiossidante in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare.
  • Spazza via le tossine che ti invecchiano
    Con 18 mg ogni 100 grammi di prodotto fresco, anche la vitamina A, sotto forma di carotenoidi, dà il suo contributo per rendere il peperoncino un alimento imprescindibile nella nostra dieta. La particolare struttura molecolare dei carotenoidi gli permette di legare a sé i radicali liberi per poi eliminarli

Maschera per capelli con albicocca, achillea e yogurt

E’ proprio vero. Oggi giorno i nostri capelli subiscono uno stress non indifferente a causa delle continue colorazioni, piastre, inquinamento, raggi UV, ecc. Tutto questo non fa altro che rendere la nostra chioma: spenta e sopratutto fragile.

Maschera per capelli

Come ottenere un capello sano e luminoso? Un validissimo aiuto sono infatti le maschere per capelli fai da te!  Prepararle in casa rappresenta una valida ed economica alternativa a quei prodotti chimici e sintetici presenti sul mercato.

Rimane fondamentale prendersi cura dei propri capelli per ridonare loro forza, nutrimento, idratazione, lucentezza e volume. Ecco dunque una ricetta utile per dare vigore ai vostri capelli:

COSA TI SERVE

30 ml di olio di noccioli di albicocca, 20 ml di olio di achillea, 3 o più cucchiai (secondo la lunghezza dei capelli) di yogurt greco bianco, 1 cucchiaino di pappa reale.

PREPARALA COSÌ

Mixa gli ingredienti in una ciotola e applica il composto sui capelli umidi. Avvolgi la testa in una pellicola trasparente e tieni in posa per almeno 20 minuti, prima di risciacquare accuratamente e di procedere con lo
shampoo. Conserva il rimanente in un barattolo ben chiuso, in frigo, al massimo per 2 settimane.

RICONOSCI GLI INGREDIENTI

L’olio di albicocca è una buona fonte di vitamine A ed E, antiossidanti, e di acidi grassi essenziali che lo rendono un ottimo idratante, nutriente, rinforzante e lucidante dei capelli. L’olio di achillea è purificante:
contrasta l’eccesso di sebo del cuoio capelluto e la forfora, rendendo le chiome morbide e vaporose. La pappa reale è uno scrigno di sostanze utili per il ciclo di vita del capello, in particolare di minerali e di vitamine, soprattutto del gruppo B. Lo yogurt greco bianco, che è un buon legante per tutti gli ingredienti, è idratante e grazie alla ricchezza di calcio, vitamine del gruppo B e di acido lattico, fortifica il fusto e
ha un effetto guaina sui capelli, che diventano istantaneamente più brillanti e corposi.

Stevia, piacere naturale che evita l’iperglicemia

Tutti la conoscono come alternativa ipocalorica allo zucchero, ma la stevia, piccola pianta originaria del Sud America chiamata anche “erba dolce” o “erba al miele”, è un alimento con un notevole potenziale terapeutico. Esistono decine di specie di questo vegetale, ma solo la Stevia rebaudiana possiede il noto effetto dolcificante, che è 300 volte maggiore rispetto al comune saccarosio. Insieme a tutta questa dolcezza, però, la stevia presenta altri vantaggi: ha un contenuto calorico che rasenta lo zero e ha un basso indice glicemico. 

steviaNon solo non altera i valori glicemici  ma secondo alcuni studi sarebbe perfino in grado di abbassare i livelli di zucchero nel sangue, perché stimola le cellule pancreatiche a produrre insulina con conseguente riduzione della glicemia.

Contiene sostanze antinfiammatorie

Ma oltre a questo, i benefici della stevia sono tanti e diversi. Questa pianta è in grado di inibire l’appetito perché interferisce con l’ipotalamo. Contrasta la pressione alta e svolge una spiccata attività antinfiammatoria e antimicrobica . Senza contare che la stevia è ricca di antiossidanti come quercetina, campferolo e isosteviolo, che spazzano via i radicali liberi; di minerali come ferro, fosforo, magnesio e potassio e di vitamine A e C.

Per dolcificare ne basta poca

Il modo più semplice per godere dei benefici della stevia (anche se non è il solo!) è certamente usarla al posto di zucchero bianco e simili: a questo scopo, la trovi in polvere oppure in gocce. Dato il suo alto potere dolcificante, per le preparazioni culinarie è bene considerare che generalmente 40 g di stevia pura corrispondono a circa 100 g di zucchero.

Si può utilizzare anche per salse in agrodolce e per marinare pietanze di carne e pesce . Infatti è altamente solubile, si scioglie subito con il limone e conferisce un sapore squisito. Per quanto benefica, non dimenticare di usare moderazione, come con qualunque alimento: non bisogna consumarla in eccesso.

Oli: usali anche in estate

Dimentica gli oli unti e pesanti, difficili da spalmare, amati solo dalle pelli più secche.

Oggi l’olio per il viso è dry touch. Leggero, discreto sotto il trucco, adatto a tutte. Ammorbidisce, leviga, illumina con effetto sunkissed. Puoi usarlo anche d’estate. Gli oli secchi non ungono, si assorbono subito senza lasciare tracce e funzionano su ogni tipo di cute, perché danno nutrimento e idratazione senza appesantire.

I make up artist li conoscono bene: li usano per rinfrescare l’incarnato, dare un tocco di luce a zigomi e labbra, lucidare le sopracciglia.Oli

Il segreto? A differenza della crema, che è un sistema bifasico, costituito da acqua e olio, l’olio contiene solo sostanze lipofile, cioè che si legano ai lipidi della pelle. È come stendere sulla cute una pellicola invisibile che ripristina l’idratazione perduta (pensiamo al caldo e al sudore), la nutre in profondità, ripara i danni del sole e dell’aria secca dei condizionatori. In più fa da trattamento antiage grazie alle proprietà degli attivi contenuti.

Come applicarli

Picchietta alcune gocce di olio partendo dal collo e risalendo verso le tempie, seguendo la forma del viso. Ripeti dalla base del naso verso i lati del volto seguendo la curva delle guance. Termina con la fronte, scorrendo piano dal basso verso l’alto. Puoi anche miscelarlo con creme da notte, maschere doposole o gommage leviganti, per potenziarne l’efficacia. Sulle labbra secche e screpolate, applica invece un olio puro prima di andare a dormire: ti regala una bocca soffice come un cuscino.

Dopo cena non riposi bene? Fai così

SE FAI FATICA AD ADDORMENTARTI CONCEDITI IL CIOCCOLATO AMARO: CONTIENE TRIPTOFANO

Se si tende all’insonnia, possono aiutare anche i cibi che contengono triptofano, precursore della melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia. Lo trovi nel cioccolato extra fondente (che contiene anche magnesio): conceditene un quadratino dopo cena. Altre fonti sono banane, cereali integrali, latticini magri e semi di zucca.

SE TI VIENE SONNO SUBITO DOPO MANGIATO NIENTE CAFFÈ! MANTIENITI VIGILE CON UN DECOTTO ALLO ZENZERO

A volte il problema è la sonnolenza che arriva troppo presto, subito dopo aver mangiato. Non correre ai ripari con la caffeina: passerai la notte in bianco. Meglio alleggerire il pasto (limitando i carboidrati e anticipandolo) e sorseggiare un decotto di zenzero: è digestivo e risveglia i sensi senza disturbare il sonno.

SE TEMI GLI ATTACCHI DI FAME NOTTURNA I TUOI ALLEATI SONO SEMI DI CARDAMOMO E MENTA

La cena deve essere leggera ma non scarna, o ti verrà fame entro poche ore col rischio di spiluccare, abitudine deleteria per il metabolismo e il sonno. Se temi gli attacchi di fame notturna, dopo cena bevi una tisana con menta, finocchio e cardamomo (in erboristeria) e poi mastica lentamente qualche seme di finocchio.

Salviamoci la pelle da api, vespe e calabroni

Le dritte per tenere alla larga gli insetti

Non tutti lo sanno ma questi insetti sono attratti dagli zuccheri e dalle proteine, come la carne. Perché sono sostanze necessarie per le funzioni riproduttive.

Se si mangia all’aperto bisogna chiudere in un sacchetto sigillato lattine vuote di bevande, avanzi di cibo, in particolare di frutta e di dolci, e pulire il tavolo dai residui. Niente profumi, poi, perché a contatto con il sudore della pelle, creano un mix particolarmente gradito. Meglio invece usare la citronella in spray che tiene alla larga tutti gli insetti. E se un di quelli comincia a ronzarti attorno, non gesticolare ma allontanati lentamente.

Salviamoci la pelle da api, vespe e calabroni

Quando si sentono minacciati, sprigionano delle sostanze per chiamare “rinforzi”. Non sottovalutare poi i consigli che vengono dati sull’abbigliamento, perché funzionano veramente. Evita quindi i colori vivaci, il blu e il nero perché “catturano l’attenzione” . E, se fai un giro in campagna, non indossare abiti larghi oppure calzoni corti. Infine, fai attenzione se pratichi uno sport all’aria aperta, perché il sudore e l’anidride carbonica eliminati con la respirazione attirano gli insetti.

IL PRONTO INTERVENTO

Dolore, rossore e lieve gonfiore. In oltre due casi su tre, sono queste le reazioni alla puntura di un insetto, che sia vespa, ape o calabrone. E si risolvono nell’arco di poco tempo con il ghiaccio.

Guarda bene però al centro del pomfo: se vedi un puntino nero, significa che è stata un’ape e ti ha lasciato nella pelle il pugiglione, con tanto di sacco velenifero. Con delicatezza, raschia leggermente con l’unghia la zona attorno e rimuovilo, aiutandoti con una pinzetta. Devi però fare in fretta: dal momento della puntura alla rottura del sacchettino di veleno trascorrono circa due-tre minuti.

Il discorso cambia in caso di allergia. In circa 8 casi su dieci la reazione si limita a un gonfiore intenso ed esteso nella sede della puntura che dura più di un giorno. Ma negli altri, la crisi può essere ben più grave, con pomfi simili a orticaria in tutto il corpo, gonfiori alle labbra e alle palpebre, difficoltà a respirare, fino allo shock anafilattico con perdita di coscienza. Ad ogni modo è sempre meglio avere con sé un antistaminico e un cortisonico per via orale oppure iniettiva . Se l’allergia è stata diagnosticata, inoltre, e se lo specialista lo ritiene necessario, il kit deve comprendere anche l’adrenalina autoiniettabile per le crisi gravi.

Il ghiaccio non deve mai mancare, anche nei giorni successivi alla puntura perché aiuta ad alleviare i sintomi. Se nonostante i farmaci il pomfo non migliora e continua a esserci prurito, è meglio sentire il medico per correggere la cura.